Modem libero fibra: come scegliere il router giusto

L’operatore ti manda il suo modem. Tu lo attacchi, funziona, fine della storia. Per anni è andata così. E per anni abbiamo accettato scatolotti mediocri con Wi-Fi debole, poche porte e firmware bloccato — perché non c’era alternativa.

Poi è arrivata la delibera AGCOM.

Dal 2018 hai il diritto legale di usare un modem libero con la fibra. Qualsiasi operatore — TIM, Vodafone, Fastweb, Iliad, Aruba, WindTre — deve fornirti i parametri di configurazione e accettare che tu colleghi il tuo router personale al posto del loro. Non possono rifiutarsi. Non possono farti pagare di più. Non possono toglierti l’assistenza sulla linea.

Ma tra il diritto e la pratica c’è un oceano. E in quell’oceano si perdono centinaia di utenti ogni mese. Parametri sbagliati, router incompatibili, configurazioni che sembrano funzionare e poi saltano dopo due giorni.

Questa guida serve a evitarti tutto questo.

Cosa dice davvero la legge sul modem libero

La delibera AGCOM 348/18/CONS è chiara: l’utente ha il diritto di utilizzare apparecchiature terminali di sua scelta per accedere alla rete. Tradotto dal burocratese: puoi comprare il router che vuoi e l’operatore deve farti navigare lo stesso.

In pratica questo significa tre cose. Prima: l’operatore deve pubblicare i parametri tecnici di configurazione (credenziali PPPoE o IPoE, VLAN ID, eventuali impostazioni VoIP). Seconda: non può vincolare lo sconto sull’offerta all’utilizzo del suo modem. Terza: se hai un problema sulla linea fisica — il cavo non funziona, la porta è guasta — l’assistenza tecnica interviene comunque, anche se usi un router tuo.

C’è un però. Se il problema è nella configurazione del tuo router, l’operatore può dirti che non è di sua competenza. Tradotto: ti aiutano fino al punto dove il cavo entra in casa. Da lì in poi, arrangiati. Ed è per questo che la configurazione va fatta bene al primo colpo.

FTTH, FTTC, ADSL: cambia tutto per il modem libero

Attenzione, perché qui si fa confusione.

Con la fibra FTTH il cavo in fibra ottica arriva direttamente a casa tua e termina in una scatoletta bianca sul muro chiamata ONT (Optical Network Terminal). L’ONT converte il segnale ottico in segnale elettrico e lo passa al router tramite un cavo Ethernet. Questo significa che con la FTTH puoi collegare praticamente qualsiasi router con porta WAN Ethernet. Pochi vincoli, massima libertà.

Con la FTTC invece la fibra arriva fino all’armadio stradale, e l’ultimo tratto fino a casa tua viaggia ancora sul vecchio doppino in rame. Per farlo funzionare ti serve un modem con porta VDSL integrata, oppure un modem VDSL separato a cui collegare il tuo router. La scelta si restringe parecchio.

Con l’ADSL — per chi ce l’ha ancora — il discorso è simile alla FTTC ma con velocità molto più basse e modem specifici ADSL2+. A questo punto però, se sei ancora su ADSL, il primo investimento da fare non è un router nuovo: è verificare se la fibra è arrivata al tuo indirizzo.

Quale router scegliere: tre fasce, tre esigenze

Fascia base: il router da battaglia (50–90 €)

TP-Link Archer AX55 o simili. Wi-Fi 6, quattro antenne, porta Gigabit WAN. Per un appartamento fino a 80 mq con due o tre persone collegate fa il suo lavoro senza fronzoli. Non ha la porta 2.5G — che serve solo se il tuo piano fibra supera 1 Gbps — ma per la maggior parte delle offerte FTTH attuali è più che sufficiente.

Difetto: il firmware di serie è basico. Niente VPN server integrata, QoS limitato. Se ti basta navigare e fare streaming, va benissimo. Se vuoi personalizzare tutto, no.

Fascia media: il punto dolce (130–200 €)

Qui il re indiscusso è il Fritz!Box 4060 o il 5590 Fiber per chi ha la FTTH con ONT SFP+. AVM produce router con un’interfaccia di gestione che è anni luce avanti rispetto alla concorrenza. Configuri il VoIP in due minuti, hai la VPN WireGuard integrata, il mesh con i Fritz!Repeater funziona davvero, e il supporto DECT per i telefoni cordless è perfetto.

Per chi vuole configurare un fritzbox con la fibra è la scelta naturale. La comunità italiana è enorme, i parametri di ogni operatore si trovano ovunque, e se qualcosa non va c’è sempre qualcuno che ha avuto lo stesso problema prima di te.

Fascia alta: l’eccesso calcolato (300+ €)

ASUS RT-AX86U Pro, Ubiquiti UniFi Dream Router, Mikrotik per gli smanettoni puri. Siamo nel territorio del Wi-Fi 6E, delle porte 2.5G e 10G, dei sistemi mesh professionali. Ha senso se vivi in una casa grande su più piani, se lavori da remoto con esigenze serie di stabilità, o se semplicemente ti piace avere il controllo totale sulla tua rete.

Per la maggior parte delle persone è overkill. Ma se sei il tipo che legge articoli sul modem libero fibra, probabilmente non sei “la maggior parte delle persone”.

Come configurare il router proprio con i principali operatori FTTH

Ogni operatore ha parametri leggermente diversi. Ecco i più diffusi.

TIM FTTH

Protocollo: PPPoE su VLAN 835 (dato il più frequente, ma verifica sul tuo profilo MyTIM). Username e password: forniti dall’operatore, di solito nel formato [email protected]. Per il VoIP serve SIP con i parametri specifici di TIM — il Fritz!Box li gestisce nativamente, altri router potrebbero dare problemi.

Vodafone FTTH

Protocollo: DHCPv4 su VLAN 100 (rete Open Fiber) oppure VLAN 1040 (rete proprietaria). Non serve PPPoE, il che semplifica tutto. La Vodafone Station è configurata in DHCP, il router proprio deve fare lo stesso. Il VoIP richiede credenziali SIP recuperabili dall’area clienti o telefonando al 190 — armati di pazienza.

Iliad / Aruba / operatori su Open Fiber

Qui la vita è più semplice. La maggior parte degli operatori che lavorano su rete Open Fiber usa DHCP su VLAN 835. Niente autenticazione PPPoE. Colleghi il router alla porta Ethernet dell’ONT, imposti la VLAN, riavvii e sei online. Se funziona con un operatore Open Fiber, funzionerà con gli altri cambiando al massimo un numero.

I tre errori che fanno tutti (e come evitarli)

Primo errore: comprare un router senza porta WAN Gigabit (o 2.5G se hai un piano superiore a 1 Gbps). Sembra banale ma succede. Un router con porta WAN a 100 Mbps collegato a una fibra da 1 Giga è come attaccare un tubo da giardino a un idrante. Controlla sempre le specifiche della porta WAN prima dell’acquisto.

Secondo errore: dimenticare la VLAN. Se non configuri la VLAN corretta, il router non riceverà l’indirizzo IP dall’operatore. Risultato: connessione assente. Il numero di VLAN cambia da operatore a operatore. Se non lo trovi sul sito ufficiale, chiedi al servizio clienti citando la delibera AGCOM modem libero. Sono obbligati a dartelo.

Terzo errore: restituire il modem dell’operatore prima di aver testato quello nuovo. Tieni entrambi per almeno una settimana. Se qualcosa va storto con la configurazione del router proprio FTTH, puoi ricollegare quello dell’operatore in trenta secondi e continuare a navigare mentre cerchi la soluzione. Niente panico, niente giorni senza internet.

Ne vale la pena? Facciamo i conti

Un Fritz!Box 4060 costa circa 170 euro. Il modem dell’operatore in comodato d’uso ti costa zero al mese ma lo devi restituire quando cambi operatore. Quello in vendita — spesso incluso nell’offerta — lo paghi a rate mascherate dentro il canone mensile, tipicamente 5-6 euro al mese per 48 mesi. Fa 240 euro in quattro anni per un dispositivo di qualità mediocre che non potrai portarti dietro se cambi operatore.

Con un router tuo: lo compri una volta, lo configuri, e quando cambi operatore cambi quattro parametri nel pannello di controllo. Nessuna restituzione. Nessun costo nascosto. E se scegli un prodotto di qualità ti dura tranquillamente sei o sette anni.

Il conto è presto fatto. Chi cambia operatore anche solo una volta in quattro anni risparmia. Chi resta fermo comunque naviga meglio, con un Wi-Fi più potente e più stabile. In entrambi i casi vince chi ha scelto il modem libero con la fibra.

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