Se la tua connessione va sempre peggio, non è un’impressione. E no, non è colpa del router.
Quello che sta succedendo ha un nome tecnico — “decommissioning della rete in rame” — ma tradotto in italiano semplice significa: le compagnie telefoniche stanno smontando pezzo per pezzo la vecchia rete su cui viaggia l’ADSL. E nel 2026 il processo accelera pesantemente.
Per chi vive in un piccolo comune o in provincia, questa notizia ha due facce. Quella brutta: se non ti muovi, rischi di restare senza connessione. Quella bella: i cantieri pubblici per la fibra FTTH nelle Aree Bianche sono quasi finiti, e in migliaia di paesini la vera fibra ottica è già pronta.
Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo, cosa c’entra FiberCop, come verificare se la fibra è arrivata a casa tua e come funziona il passaggio.
Lo spegnimento della rete in rame: i numeri reali
Parliamo di fatti, non di ipotesi.
La rete telefonica italiana è stata costruita con cavi in rame tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Su quei cavi, dagli anni 2000, viaggia anche l’ADSL. Il problema è fisico: più sei lontano dalla centralina, più il segnale si degrada. In tanti paesini la velocità reale è ferma a 5-10 Mega, anche quando il contratto ne promette 20.
Il piano di spegnimento — il cosiddetto switch-off — è stato avviato ufficialmente da TIM nel maggio 2024, con la dismissione delle prime 62 centrali interamente in rame, distribuite in 54 comuni su 11 regioni (Basilicata, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto).
Da allora il ritmo è solo aumentato. La rete fissa, un tempo di TIM, è ora gestita da FiberCop — la società partecipata da KKR, il Ministero dell’Economia e altri investitori istituzionali, che controlla l’infrastruttura fisica. Ed è FiberCop che sta portando avanti il piano di dismissione.
I numeri aggiornati:
- Il piano prevede lo spegnimento di oltre 6.700 centrali sulle circa 10.500 esistenti in Italia.
- Nel solo 2026 sono previste circa 1.800 dismissioni, con ulteriori 10.400 centrali programmate entro il 2029.
- A maggio 2025 l’AGCOM ha approvato con la delibera 123/25/CONS la dismissione di altre 2.055 centrali, dopo aver verificato che in ciascuna la copertura con reti di nuova generazione (FTTH, FTTC o FWA) raggiungesse il 100% delle linee e che almeno il 60% dei clienti fosse già migrato.
- Le centrali coinvolte sono prevalentemente in aree periferiche o rurali — cioè esattamente dove vivono gli utenti che leggono questo articolo.
Lo switch-off non è facoltativo: è parte di una direttiva europea (il Digital Connectivity Package) che fissa l’obiettivo di migrare l’80% degli utenti su reti in fibra entro il 2028 e il restante 20% entro il 2030.
Come funziona in pratica lo spegnimento di una centrale
Quando senti dire “spegnimento della rete in rame”, ecco cosa succede nella pratica.
FiberCop individua una centrale da dismettere e presenta la richiesta all’AGCOM. L’Autorità verifica due condizioni: che tutte le linee collegate a quella centrale siano coperte da una rete alternativa (fibra FTTH, misto rame-fibra FTTC, oppure wireless FWA), e che almeno il 60% dei clienti sia già passato alla nuova tecnologia.
Se le condizioni sono soddisfatte, parte un periodo di preavviso: 6 mesi per le centrali che offrono solo servizi bitstream, 12 mesi per quelle con servizi ULL (dove altri operatori hanno investito in infrastrutture proprie). Durante questo periodo gli operatori devono contattare i clienti ancora su rame e offrire la migrazione.
Dopo il preavviso, la centrale viene spenta fisicamente. I collegamenti ADSL, ISDN e le vecchie linee telefoniche RTG che dipendevano da quella centralina cessano di funzionare. I clienti vengono “riattestati” — cioè spostati — su una centrale più grande già attiva con la nuova rete.
Un dettaglio importante: il cliente non può opporsi alla migrazione se il servizio sostitutivo è qualitativamente superiore. Può però recedere dal contratto senza penali e passare a un altro operatore. Nessun costo di disattivazione o riattivazione può essere addebitato per le migrazioni legate al decommissioning.
Aree Bianche: cosa sono e a che punto siamo
Un’Area Bianca è un territorio dove nessun operatore privato ha mai trovato conveniente investire per portare la fibra. Poche case, costi di scavo alti, ritorno economico basso. Per le telco era un investimento a perdere, quindi nessuno si è mosso.
Per colmare questo vuoto, lo Stato ha finanziato il Piano BUL (Banda Ultra Larga) e affidato a Open Fiber la costruzione di una rete in fibra pubblica in questi comuni. Il modello: Open Fiber posa la rete fisica, poi gli operatori che vogliono la prendono in affitto e vendono le connessioni agli utenti finali.
I numeri aggiornati a fine 2025 danno un quadro abbastanza chiaro: Open Fiber ha posato 90.151 km di rete ultraveloce nelle Aree Bianche, pari al 99,2% del totale previsto. Ha inoltre realizzato oltre 3.100 stazioni radio base per il servizio FWA. A livello nazionale, la copertura in fibra FTTH è passata dal 22% del 2017 al 71% del 2024.
C’è anche l’altro lato della medaglia: nonostante la rete fisica sia quasi completata, restano ritardi nei collaudi, nelle verifiche tecniche e nella commercializzazione in diversi comuni. La Corte dei Conti ha rilevato che mentre le sedi della PA e le aree industriali sono ben coperte, rimangono scoperte molte unità abitative, con ritardi significativi in alcune regioni.
In parallelo, il Piano Italia a 1 Giga (finanziato dal PNRR) sta portando la fibra anche nelle cosiddette “aree grigie” — quelle dove c’è una copertura minima ma insufficiente. Qui operano sia Open Fiber che FiberCop, che si sono spartite i lotti del bando Infratel. La scadenza per il completamento è giugno 2026.
FTTH, FTTC e FWA: le differenze che devi conoscere
Quando fai un test di copertura, il risultato che ottieni è di solito una di queste sigle. Sapere cosa significano ti evita fregature.
FTTH (Fiber To The Home) — La fibra ottica arriva direttamente dentro casa tua. Nessun tratto in rame. Velocità reale fino a 1 Gbps (e sulle reti più recenti anche 2,5 o 10 Gbps). È lo standard migliore, ed è quello che viene posato nelle Aree Bianche.
FTTC (Fiber To The Cabinet) — La fibra arriva fino all’armadio stradale (quel cassone grigio che vedi sui marciapiedi), ma l’ultimo tratto fino a casa tua resta in rame. La velocità reale varia parecchio: dai 30 ai 100 Mega, a seconda di quanto sei lontano dall’armadio. Molti operatori la vendono come “fibra”, ma non lo è — e qui sta l’inganno più diffuso.
Nota importante: lo switch-off della rete in rame, nella maggior parte dei casi, riguarda solo la rete primaria — cioè il tratto dalla centralina all’armadio. L’ultimo miglio (dall’armadio a casa tua) in molte zone resta in rame anche dopo lo spegnimento. Significa che molti utenti verranno migrati su FTTC, non su FTTH. È un miglioramento rispetto all’ADSL, certo, ma non è fibra pura.
FWA (Fixed Wireless Access) — Connessione senza fili, tramite un’antenna sul tetto che comunica con una stazione radio base collegata in fibra. Può essere una soluzione accettabile dove la fibra fisica non è ancora arrivata, ma ha limiti di velocità e di stabilità in caso di maltempo.
La regola pratica: se nel tuo comune è disponibile la FTTH, punta su quella. Se c’è solo FTTC o FWA, valuta in base alle tue esigenze, ma sappi che la differenza si sente.
Come verificare la copertura fibra nel tuo comune
Questo è il passaggio dove la maggior parte delle persone si perde, e a ragione: il sistema è frammentato e confuso.
Primo passo: il sito del Piano BUL (bandaultralarga.italia.it). Qui trovi la mappa ufficiale di Infratel con lo stato dei lavori per ogni comune italiano. Puoi vedere se i cantieri nel tuo paese sono in programmazione, in esecuzione, in collaudo o terminati. Se lo stato è “terminato” o “in collaudo”, la rete fisica c’è.
Secondo passo: il sito di Open Fiber (openfiber.it/piano-di-copertura). Qui puoi verificare se il tuo comune è tra quelli dove la rete BUL è commercializzabile, cioè dove gli operatori possono effettivamente vendere connessioni sulla rete pubblica.
Terzo passo: i siti dei singoli operatori. Qui verifichi chi ha effettivamente attivato il servizio nel tuo comune. E qui arriva il problema principale.
Perché il tuo operatore ti dice che “non c’è copertura” (e non è detto che sia vero)
Questo passaggio va capito bene perché è la fonte di confusione numero uno.
Fai il test di copertura sul sito del tuo operatore attuale e ti esce: “Rete in rame, massima velocità 20 Mega”. Pensi che la fibra nel tuo comune non sia arrivata. Magari però il tombino nuovo con il logo Open Fiber è già lì fuori dal cancello.
Il motivo è semplice: ogni operatore mostra solo la copertura della rete che ha preso in affitto. Se il tuo operatore attuale non ha ancora attivato il servizio sulla rete pubblica Open Fiber del tuo comune, per il suo sistema tu non esisti come utente fibra. Ma la rete fisica c’è, è accesa, e altri operatori la stanno già usando.
Morale: non fermarti mai al primo test. Controlla su Infratel, poi su Open Fiber, poi sui siti di almeno tre o quattro operatori diversi. Il panorama cambia parecchio.
Offerte fibra senza telefono fisso: cosa sapere
Uno dei vantaggi concreti del passaggio alla fibra FTTH è che puoi finalmente liberarti del canone del telefono fisso.
Con l’ADSL il telefono era obbligatorio: la connessione viaggiava sulla stessa linea. Con la fibra ottica questo vincolo tecnico non esiste più, e oggi la maggior parte degli operatori offre piani “solo internet” senza canone telefonico.
Per molte famiglie è un risparmio reale: il telefono fisso di casa ormai lo usa pochissima gente.
Un’avvertenza: alcune offerte “senza telefono” non includono il VoIP. Se hai ancora bisogno del numero fisso — per lavoro, per questioni burocratiche, per il citofono smart — verifica che l’offerta preveda almeno la possibilità di aggiungere il servizio voce separatamente.
Come funziona il passaggio tecnico: cosa aspettarsi
Il passaggio alla fibra FTTH nei piccoli comuni è un po’ diverso da quello in città. Conviene saperlo prima per evitare sorprese.
In città, quando passi alla fibra, il cavo è quasi sempre già dentro il palazzo. Il tecnico deve solo collegarlo. Nei piccoli comuni, spesso il cavo va tirato dal tombino in strada fino dentro casa tua. È un piccolo intervento edilizio: a volte basta una canalina lungo la facciata, a volte serve un breve scavo nel cortile.
Se abiti in condominio, potrebbe servire l’autorizzazione dell’amministratore. Se abiti in una casa indipendente, il tecnico si accorda direttamente con te.
I tempi realistici: dalle 2 alle 4 settimane dall’ordine, in qualche caso anche 5. Dipende dal carico di lavoro dei tecnici e dalla complessità dell’intervento.
Un paio di consigli pratici:
- Non disdire la vecchia ADSL prima di avere la nuova linea attiva. La maggior parte degli operatori gestisce la migrazione in automatico, ma se vuoi stare sicuro, aspetta di aver verificato che la fibra funzioni.
- Se la tua centrale è nella lista di quelle in dismissione, riceverai una comunicazione in fattura o una chiamata dal servizio clienti. Non è una truffa: è il processo ufficiale. Ma verifica sempre le alternative disponibili prima di accettare la prima offerta che ti propongono.
- Ricorda che per le migrazioni legate allo switch-off non possono essere applicati costi di disattivazione o attivazione. Se qualcuno te li addebita, è irregolare.
La situazione reale a inizio 2026
Lo stato delle cose, senza edulcorare.
La rete in rame viene spenta. Questo è certo. Nel 2026 si entra nella fase più intensa del processo, con 1.800 centrali in lista. Chi ha ancora un’ADSL in un piccolo comune è direttamente coinvolto.
La rete alternativa in fibra, nella maggior parte dei casi, c’è o è in arrivo. Ma ci sono zone dove i collaudi non sono ancora finiti, comuni dove la rete Open Fiber è posata ma non ancora commercializzata, e situazioni in cui la copertura promessa è FWA o FTTC anziché vera FTTH.
Non è tutto rose e fiori, insomma. Ma la direzione è chiara, e chi si muove per tempo si mette nella posizione migliore per scegliere l’operatore e la tecnologia più adatta, senza trovarsi con l’acqua alla gola quando la vecchia centrale viene staccata.
Controlla lo stato dei lavori nel tuo comune, verifica la copertura su più fonti diverse, e programma il passaggio con calma. La fibra vera, nei piccoli comuni, non è più una promessa: in molti casi è già lì. Basta attivarla.
